Come funziona il calcolatore
Il calcolatore stima la pensione che avrai, con le regole di oggi. Usa i dati che inserisci e due ipotesi sul futuro:
- lo stipendio di oggi, che cresce ogni anno della percentuale che scegli;
- i contributi già versati e quelli che verserai fino alla pensione, lavorando senza interruzioni;
- la rivalutazione dei contributi: per gli anni passati quella vera dell’INPS, per il futuro quella che scegli.
Tutti gli importi sono in euro di oggi: il calcolatore toglie l’inflazione. Così 1.500 € di pensione nel 2050 valgono quanto 1.500 € oggi. Anche il servizio dell’INPS “La mia pensione futura” mostra gli importi in euro costanti.
Gli importi sono lordi. Per sapere quanto resta dopo l’IRPEF usa il calcolo della pensione netta. Per sapere da quando puoi andare in pensione usa il calcolo di quando vai in pensione.
Il sistema contributivo
Chi ha iniziato a lavorare dal 1° gennaio 1996 ha la pensione calcolata tutta con il sistema contributivo. Anche chi ha iniziato prima ha una parte della pensione calcolata così. Il calcolo ha tre passi.
1. I contributi di ogni anno
Ogni anno una parte dello stipendio va nel tuo conto all’INPS. La percentuale che conta per la pensione si chiama aliquota di computo.
| Chi | Aliquota di computo |
|---|---|
| Dipendenti, privati e pubblici | 33% |
| Artigiani e commercianti | 24% |
| Collaboratori della Gestione separata | 33% |
| Professionisti con partita IVA della Gestione separata | 25% |
Ad esempio, un dipendente con 30.000 € lordi all’anno accumula 30.000 × 33% = 9.900 € all’anno. Non tutto lo paga il dipendente: la parte più grande la paga il datore di lavoro.
Due limiti:
- Il massimale. Chi ha iniziato dal 1996 paga i contributi solo fino a 122.295 € di stipendio all’anno (2026). Sopra, non ci sono contributi e la pensione non cresce.
- Il minimale. Artigiani e commercianti pagano i contributi almeno su 18.808 € all’anno (2026), anche se guadagnano meno.
2. Il montante e la rivalutazione
La somma dei contributi si chiama montante contributivo. Ogni anno, al 31 dicembre, l’INPS lo rivaluta: lo aumenta della media della crescita del PIL nominale degli ultimi cinque anni, calcolata dall’ISTAT. I contributi dello stesso anno non si rivalutano.
| Montante al 31 dicembre | Coefficiente | Rivalutazione |
|---|---|---|
| 2019 | 1,019199 | +1,92% |
| 2020 | 1,000000 | 0% |
| 2021 | 1,009756 | +0,98% |
| 2022 | 1,023082 | +2,31% |
| 2023 | 1,036622 | +3,66% |
| 2024 | 1,040445 | +4,04% |
Il coefficiente si applica alla fine dell’anno dopo. Per chi va in pensione nel 2026, il montante al 31 dicembre 2024 aumenta del 4,04%, e poi si aggiungono i contributi del 2025 e del 2026 senza rivalutazione. Il coefficiente non può essere più basso di 1, come nel 2020: il montante non scende, ma l’INPS recupera la differenza sulle rivalutazioni degli anni dopo.
La rivalutazione non sempre batte l’inflazione. Nel 2022 il montante è aumentato di circa l'1%, ma i prezzi di circa l'8%. Dal 1996 al 2024, in media, il montante è cresciuto dello 0,8% all’anno più dell’inflazione (nostro calcolo sui coefficienti INPS e sull’indice dei prezzi ISTAT).
3. Il coefficiente di trasformazione
Alla pensione, il montante diventa una pensione all’anno: montante × coefficiente di trasformazione. Il coefficiente dipende dall’età: più tardi vai in pensione, più è alto, perché la pensione si paga per meno anni. La pensione all’anno si divide poi in 13 mensilità.
Il Ministero del lavoro aggiorna i coefficienti ogni due anni, in base alla speranza di vita. Con il decreto del 16 ottobre 2026, i coefficienti dal 2027 sono più bassi.
| Età | 2025-2026 | 2027-2028 |
|---|---|---|
| 57 anni | 4,204% | 4,153% |
| 58 anni | 4,308% | 4,254% |
| 59 anni | 4,419% | 4,361% |
| 60 anni | 4,536% | 4,475% |
| 61 anni | 4,661% | 4,596% |
| 62 anni | 4,795% | 4,725% |
| 63 anni | 4,936% | 4,863% |
| 64 anni | 5,088% | 5,009% |
| 65 anni | 5,250% | 5,166% |
| 66 anni | 5,423% | 5,334% |
| 67 anni | 5,608% | 5,514% |
| 68 anni | 5,808% | 5,707% |
| 69 anni | 6,024% | 5,914% |
| 70 anni | 6,258% | 6,139% |
| 71 anni | 6,510% | 6,382% |
Esempio. Con un montante di 300.000 € e 68 anni di età, la pensione è di 300.000 × 5,808% = 17.424 € all’anno nel 2026. Nel 2027 diventa 300.000 × 5,707% = 17.121 €: 303 € in meno all’anno, a parità di contributi.
Per il 2029 e dopo i coefficienti non sono ancora decisi. Il calcolatore usa quelli del 2027-2028. A ogni revisione, di solito, scendono un po'.
Il sistema misto: chi ha contributi prima del 1996
Chi ha contributi prima del 1996 ha una pensione con due parti. La regola dipende dagli anni di contributi al 31 dicembre 1995.
| Anni di contributi al 31/12/1995 | Parte retributiva | Parte contributiva |
|---|---|---|
| Meno di 18 | Gli anni fino al 1995 | Gli anni dal 1996 |
| 18 o più | Gli anni fino al 2011 | Gli anni dal 2012 |
La parte retributiva non dipende dai contributi versati, ma dallo stipendio degli ultimi anni: per ogni anno vale il 2% dello stipendio medio, fino a 40 anni (80%). Ad esempio, 10 anni nel retributivo con uno stipendio medio di 30.000 € danno 30.000 × 2% × 10 = 6.000 € all’anno di pensione.
Il calcolatore semplifica questa parte. Usa una sola media: gli ultimi 10 anni di stipendio prima della pensione (15 per artigiani e commercianti). Le regole vere dell’INPS sono più complesse:
- la parte fino al 1992 (quota A) usa la media degli ultimi 5 anni per i dipendenti e 10 per gli autonomi;
- la parte dal 1993 (quota B) usa gli ultimi 10 anni per i dipendenti e 15 per gli autonomi;
- gli stipendi del passato si rivalutano con l’inflazione, più un punto per la quota B;
- sopra un limite di stipendio fissato ogni anno, la percentuale scende sotto il 2%.
Per questo, con il sistema misto il risultato è solo indicativo. Il calcolatore non mette il massimale contributivo, che vale solo per chi ha iniziato dal 1996.
Esempi
Gli esempi usano le ipotesi di partenza del calcolatore: stipendio e rivalutazione crescono dell'1% all’anno più dell’inflazione. Gli importi sono lordi, in euro di oggi.
L’esempio più semplice
Un dipendente lavora 40 anni con 30.000 € all’anno e lo stipendio non cambia mai. Ogni anno accumula 9.900 €. Se il montante tiene solo il passo dell’inflazione, alla fine ha 9.900 × 40 = 396.000 €.
A 67 anni, nel 2027 o nel 2028: 396.000 × 5,514% = 21.835,44 € all’anno, cioè 1.679,65 € al mese. È il 72,8% dello stipendio.
Luca, contributivo puro
Luca è nato nel 1985, è dipendente dal 2012 e oggi guadagna 30.000 € lordi all’anno. Ha 15 anni di contributi. Va in pensione nel 2052, a 67 anni, con 40 anni di contributi.
- Contributi versati: 421.040,41 €. Con la rivalutazione, il montante è di 494.336,37 €.
- Coefficiente: 5,514% (tabella 2027-2028).
- Pensione: 27.257,71 € all’anno, cioè 2.096,75 € al mese.
- L’ultimo stipendio stimato è di 38.472,96 €: il tasso di sostituzione è del 70,8%.
Anna, sistema misto
Anna è nata nel 1966 e lavora come dipendente dal 1990. Ha 6 anni di contributi prima del 1996 e 31 dopo: 37 anni in tutto. Oggi guadagna 35.000 € all’anno. Va in pensione nel 2033, a 67 anni, con 43 anni di contributi.
- Parte retributiva, 6 anni: 35.540,82 € di stipendio medio × 2% × 6 = 4.264,90 € all’anno.
- Parte contributiva, dal 1996: montante di 410.898,46 € × 5,514% = 22.656,94 € all’anno.
- Pensione: 26.921,84 € all’anno, cioè 2.070,91 € al mese.
Con 43 anni di contributi Anna può andare in pensione prima, con la pensione anticipata. Ma con meno anni di lavoro e un coefficiente più basso, la pensione sarebbe più bassa.
Quanto conta andare in pensione più tardi
Ogni anno in più di lavoro aumenta la pensione in due modi: aggiunge un anno di contributi e dà un coefficiente più alto. Ecco Luca, con gli stessi dati, a età diverse.
| Età alla pensione | Anno | Coefficiente | Pensione lorda al mese |
|---|---|---|---|
| 64 anni | 2049 | 5,009% | 1.706,26 € |
| 65 anni | 2050 | 5,166% | 1.826,79 € |
| 66 anni | 2051 | 5,334% | 1.956,64 € |
| 67 anni | 2052 | 5,514% | 2.096,75 € |
| 68 anni | 2053 | 5,707% | 2.248,13 € |
| 69 anni | 2054 | 5,914% | 2.411,89 € |
| 70 anni | 2055 | 6,139% | 2.590,46 € |
| 71 anni | 2056 | 6,382% | 2.784,78 € |
Da 67 a 70 anni la pensione di Luca cresce di quasi un quarto. Al contrario, uscire a 64 anni costa circa 390 € al mese per sempre.
Non tutte le età sono possibili. Nel contributivo puro, la pensione anticipata a 64 anni chiede 20 anni di contributi e una pensione di almeno 3 volte l’assegno sociale: 1.638,72 € al mese nel 2026 (meno per le madri). Dal 2027 l’età sale di qualche mese. Il calcolatore ti avvisa quando un requisito manca.
Le ipotesi: crescita dello stipendio e rivalutazione
Le due ipotesi sono in più dell’inflazione e puoi cambiarle.
- Crescita dello stipendio: 1% all’anno. È una carriera normale, con piccoli aumenti oltre l’inflazione. Il calcolatore usa la stessa crescita anche all’indietro: lo stipendio di 10 anni fa era più basso di quello di oggi. Con lo 0% lo stipendio resta uguale per tutta la carriera.
- Rivalutazione dei contributi: 1% all’anno. Dal 1996 al 2024 la media è stata dello 0,8% oltre l’inflazione. I coefficienti di trasformazione del Ministero sono calcolati con una crescita reale del PIL dell'1,5%. L'1% sta tra i due valori.
Con le stesse ipotesi, Luca ha queste pensioni:
| Crescita dello stipendio | Rivalutazione | Pensione al mese | Tasso di sostituzione |
|---|---|---|---|
| 1% | 0,5% | 1.929,11 € | 65,2% |
| 1% | 1% | 2.096,75 € | 70,8% |
| 1% | 1,5% | 2.282,36 € | 77,1% |
| 2% | 1% | 2.236,91 € | 59,1% |
Con una carriera che cresce di più, la pensione è più alta, ma il tasso di sostituzione è più basso: la pensione dipende da tutti gli stipendi, non solo dall’ultimo.
Cosa il calcolatore non considera
- I periodi senza lavoro e il part-time nel futuro. Se smetti di lavorare per un periodo, la pensione è più bassa.
- I contributi in altre casse (ad esempio quelle dei professionisti) e il cumulo dei periodi.
- I riscatti, ad esempio della laurea. Per il costo c’è il calcolo del riscatto della laurea.
- L’età con i mesi. Il calcolatore usa anni interi. Chi va in pensione con qualche mese in più ha un coefficiente un po’ più alto.
- Le regole per le madri nel contributivo, che possono avere un coefficiente più alto invece dell’anticipo dell’età.
- L’aumento delle pensioni di ogni anno dopo la pensione, per l’inflazione.
- L’integrazione al minimo. Nel contributivo puro la pensione di vecchiaia non si alza fino al trattamento minimo.
Domande frequenti
Dove trovo i miei anni di contributi?
Nell’estratto conto contributivo, nell’area personale del sito o dell’app INPS, con lo SPID, la CIE o la CNS. Lì vedi anche se hai contributi prima del 1996. Basta un mese prima del 1996 per avere il sistema misto.
Perché il risultato è diverso da quello dell’INPS?
Il servizio “La mia pensione futura” dell’INPS usa i tuoi contributi veri, anno per anno, e le regole complete del sistema misto. Il calcolatore invece stima gli stipendi passati da quello di oggi. Le ipotesi sul futuro possono essere diverse. Usa il calcolatore per capire come funziona il calcolo e per confrontare scenari, e l’INPS per il valore più preciso.
Che cos’è il tasso di sostituzione?
È la pensione divisa per l’ultimo stipendio, tutti e due lordi e all’anno. Con il 70%, ad esempio, chi guadagnava 30.000 € lordi all’anno ha 21.000 € lordi di pensione. Sul netto il rapporto di solito è più alto, perché sulla pensione non si pagano i contributi.
Cosa succede se smetto di lavorare prima della pensione?
I contributi non crescono più, ma il montante continua a rivalutarsi ogni anno. La pensione si calcola con l’età di quando parte, non di quando hai smesso. Il calcolatore considera il lavoro senza interruzioni fino alla pensione.
Con lo stipendio alto la pensione cresce sempre?
Per chi ha iniziato dal 1996, no: oltre il massimale di 122.295 € all’anno (2026) non si pagano contributi e la pensione non cresce. Per chi ha anche la parte retributiva, sopra un limite la percentuale per ogni anno è più bassa del 2%.
Il calcolo vale anche per i dipendenti pubblici?
Sì per la parte contributiva: anche per i dipendenti pubblici l’aliquota di computo è del 33%. La parte retributiva dei dipendenti pubblici segue regole diverse, quindi con il sistema misto la stima è più grezza.
Fonti
- Coefficienti di trasformazione dal 2027: Ministero del lavoro, decreto direttoriale del 16 ottobre 2026 e nota tecnica (tabella C.1 con i coefficienti 2025-2026 del decreto direttoriale del 20 novembre 2024, tasso di sconto dell'1,5%); legge 8 agosto 1995, n. 335, art. 1, comma 11.
- Rivalutazione del montante: INPS, messaggio n. 707 del 27 febbraio 2026; legge 335/1995, art. 1, comma 9, come modificato dal D.L. 21 maggio 2015, n. 65, art. 5.
- Sistema contributivo, retributivo e misto: INPS, Il calcolo della pensione; legge 335/1995, art. 1, commi 12 e 13; D.L. 6 dicembre 2011, n. 201, art. 24, comma 2; D.Lgs. 30 dicembre 1992, n. 503, art. 7 e 13.
- Aliquote di computo: legge 335/1995, art. 1, comma 9; D.L. 201/2011, art. 24, comma 22 (INPS, circolare n. 27 del 12 febbraio 2018); legge 28 giugno 2012, n. 92, art. 2, comma 57 (INPS, circolare n. 12 del 5 febbraio 2021); INPS, circolare n. 8 del 3 febbraio 2026.
- Massimale e minimale 2026: legge 335/1995, art. 2, comma 18; INPS, circolari n. 6 del 30 gennaio 2026 e n. 14 del 9 febbraio 2026.
- Requisiti e assegno sociale: INPS, circolare n. 28 del 16 marzo 2026; INPS, circolare n. 153 del 19 dicembre 2025.
- Integrazione al minimo: legge 335/1995, art. 1, comma 16; Corte costituzionale, sentenza n. 94 del 2025 (solo per l’assegno di invalidità).
- Inflazione: ISTAT, indice dei prezzi FOI senza tabacchi.
- Esempio dei 300.000 € a 68 anni: Informazione Fiscale, 20 ottobre 2026.
- Stima ufficiale con i tuoi contributi: INPS, La mia pensione futura.
Ultimo aggiornamento: 23 ottobre 2026